Senza volere essere pedanti è necessario, per prima cosa, interrogarsi sul “Mondo”. In secondo luogo ci si dovrà chiedere se esso sia o non sia come in molti sostengono un’illusione, o se addirittura non è; per poscia domandarsi e studiare qual cosa esso sia: quale è la sua conformazione e natura; se ha uno scopo e, se sì, quale. Fosse illusorio, rimarrebbero comunque questi interrogativi quanti se non lo fosse, tanti quanti se non fosse del tutto.
A ragionare sul “Mondo” la prima difficoltà che viene è d’ordine linguistico. È un dato di fatto che nella tradizione del pensiero occidentale il significato della parola è indubbiamente legato all’ordine. Così lo è con certezza la sua matrice greca. Basta richiamare la contrapposizione costitutiva tra Kosmos e Kaos del mito cosmogonico greco. Quindi facciamo bene a sostituire “Tutto quanto” con “Mondo”? Certamente sì, non fosse che per renderci comprensibili al confronto con quanti hanno svolto ricerche analoghe. Ma non è un “Tutto quanto” ordinato e mondo, ripulito -anche se può assumere tale configurazione, se così necessitasse- ciò che voglio intendere con “Mondo”. Cioè se lo si vuole, lo si chiami pure Kaos se questo “Tutto quanto” caotico include -così come non potrebbe essere, essendone l’antenato- il Kosmos. Ed in questa fase, d’altronde, sarebbe ben vano accingersi ad ordinare qualcosa del quale si dubita al momento persino l’esistenza. Un’ulteriore difficoltà linguistica che si vuole superare indicando “Tutto quanto” con “Mondo” è quella di intendere sinteticamente con “Mondo” “Tutto quanto in ogni tempo”, qualunque sia la sostanza sfuggente di questo ultimo elemento testé sommariamente introdotto, e che meriterà una capitolo proprio. Non è come separare la pula dal grano se dico “Mondo”, e neppure mi riferisco a questo o a quello altro “Mondo” perché esso è libero da ogni dominio; esso è “Tutto quanto in ogni tempo, e in ogni luogo”. Qualcuno penserà che questo tentativo del quale è evidente il massimo grado d’indeterminatezza semantica va in direzione esatta e contraria di quella che segue ciò che intendiamo e chiamiamo “il progresso”, il quale, attraverso una processione di osservazioni e di separazioni sempre più sofisticate, è pervenuto a creare ciò che oggi interpretiamo come il “Nostro Mondo”; lo faccia pure se vuole, perché questo “Nostro Mondo” -se esiste o se è un’illusione- è partecipe del “Mondo” -se esiste o se è un’illusione-, costituendone una delle possibili configurazioni. Esiste un “non-luogo”, come vorrebbe qualcuno, dal quale osservare comodamente a distanza “Tutto quanto in ogni tempo, e in ogni luogo”? Certamente no, perché se esistesse non potrebbe che essere costretto in questo “Tutto”, e ciò rende ancora più difficoltosa l’osservazione che già si rivelava massimamente difficile. Quindi rimango nel Mondo-Tutto ad osservare il Tutto-Mondo? Certamente sì.
Tutto ciò potrebbe apparire una scelta ma nella sua natura non ha nulla della scelta, in quanto non separa né ri-unisce ma lascia Tutto nella sua originaria immanenza. Ma ora rivolgiamoci a pensare a se è o se non è, o se è ma è un’illusione.
(P.Severino)
